IL BILANCIO – Calciomercato: Giulini-Capozucca, ben fatto. Rastelli, a te

IL BILANCIO – Calciomercato: Giulini-Capozucca, ben fatto. Rastelli, a te

Con il gong finale, scoccato alle 23 di lunedì 31 agosto, si è chiuso il calciomercato. Due mesi intensi, che tutti i tifosi vivono con vibrante apprensione, perché è in queste settimane che le società pianificano la stagione alle porte. Settimane nelle quali si intrecciano le logiche di mercato con i desideri dei sostenitori, trattative e gossip, ma sempre con un obiettivo comune: migliorare la stagione precedente. E se a fine agosto sono tutti (o quasi) convinti di aver allestito una rosa abile e arruolabile per ogni evenienza, ci penserà poi il rettangolo verde, giudice ultimo e incontestabile, ad emettere un verdetto definitivo.

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Un calciomercato che ha visto il Cagliari in prima fila, spinto dall’urgenza di lasciare in soli dodici mesi il purgatorio della Serie B, e con un dirigente navigato come Stefano Capozucca (arrivato al posto della fallimentare gestione Marroccu) nel ruolo del grande burattinaio. Cagliari è stata teatro di tanti arrivi e altrettante partenze, un restyling inevitabile dopo la retrocessione – con la conseguente partenza di alcuni pezzi pregiati della rosa – e l’arrivo in panchina di un nuovo allenatore, Rastelli, con i suoi dogmi ed esigenze. Tracciamo un bilancio di questi mesi di calciomercato in casa Cagliari.

Capozucca (diesse), Giulini (presidente) e Rastelli (allenatore): triade rossoblù

 

PORTIERI – Partiamo dalla classica ciliegina di mercato, l’ingaggio in grado di catalizzare maggiormente l’entusiasmo dei tifosi: Marco Storari. Euforia inevitabile quando acquisti un giocatore reduce da una finale di Champions League – seppur nel ruolo di comprimario – con alle spalle una memorabile parentesi tra i pali del Sant’Elia. L’ingaggio del portiere pisano è stato il fiore all’occhiello della campagna acquisti rossoblù, ha visto la coppia Giulini-Capozucca superare la concorrenza di diverse squadre di A per accaparrarsi – dietro ingente quanto giustificato sacrificio economico – un portiere in grado di giocare titolare in almeno 12/15 squadre di serie A. Inutile soffermarsi sull’aspetto tecnico, il ruolo di Storari sarà determinante anche a livello “empatico”: sarà lui l’elemento esperto in grado di fare da collante nei momenti difficili e da pompiere nei momenti di entusiasmo, in virtù di un’esperienza che lo pone testa e spalle sopra i compagni di squadra. I fatti già parlano, vedere Trapani-Cagliari di Coppa Italia per credere.

DIFENSORI – Il reparto difensivo è stato (forse) quello più soggetto a modifiche, e tuttora da scoprire per effetto delle parziali indicazioni del pre-campionato e l’odierna ufficializzazione dell’acquisto (anche) di Bartosz Salamon. La prima prova di campionato (senza Murru, Barreca e Krajnc) sarà un grosso banco di prova generale. Hanno salutato Avelar e Rossettini (diretti verso Torino e Bologna) oltre a Pisano, svincolato dopo una trattativa per il rinnovo “trascinata” e bloccata stucchevolmente da entrambe le parti. Gli arrivi di Krajnc e Salamon assicurano linfa fresca e prospettive intriganti per la retroguardia rossoblù, grazie a due difensori stranieri la cui carriera è in rampa di lancio non da oggi e che sperano di raggiungere la definitiva maturità in Sardegna. Chi è atteso ad un rilancio è senza dubbio Nicola Murru, ammaliato da qualche sirena dalla Serie A ma alla fine rimasto a Cagliari. Antonio Barreca, scuola Torino (da dove arriva in prestito con diritto di riscatto e contro riscatto), e reduce da un’ottima stagione al Cittadella (retrocesso in Lega Pro), proverà a rubare il posto al selargino, per un duo di terzini mancini poco più che ventenne. Chiude il conto degli arrivi Fabio Pisacane, jolly a lungo richiesto da Rastelli, e in grado di ricoprire più ruoli, compreso quello di terzino sinistro, secondo il tecnico rossoblù. Resta a Cagliari, invece, Luca Ceppitelli, mai disponibile dall’inizio della preparazione a causa di un infortunio, fresco di intervento chirurgico e che non ha nascosto la voglia di andare via (non accontentato da Giulini). Rimangono Dario Del Fabro e Simone Benedetti, a meno di soluzioni aperte durante la proroga per le società coinvolte dall’inchiesta sul calcioscommesse.

L’undici del Cagliari visto nell’ultima amichevole di Arbus

CENTROCAMPISTI – Le trattative legate al centrocampo si sono evolute parallelamente alla vicenda Godfred Donsah. Situazione mal gestita sia a livello societario che mediatico, dove i procuratori del ragazzo si sono rivelati “pokeristi” migliori rispetto ad una società apparsa in balia delle loro richieste ed incapace di contrapporre una ferma presa di posizione, finendo per perdere il giocatore (il futuro dirà se in modo dannoso o virtuoso). Resta comunque degna di nota l’operazione che ha portato il centrocampista a Bologna, a maggior ragione se si considera la situazione in cui si trovava il Cagliari, con un giocatore scontento e, perciò, senza troppo potere contrattuale. L’ingaggio di Marco Fossati e Davide Di Gennaro, invece, regala a Rastelli due tra i migliori registi dell’ultimo campionato cadetto, due giocatori dai cui piedi passerà buona parte del gioco e delle sorti del Cagliari, due ragazzi che vogliono spiccare definitivamente il volo. Potranno coesistere o saranno destinati all’eterno ballottaggio? L’operazione Gianni Munari rappresenta un ricamo utile seppur non indispensabile (se non numericamente) al centrocampo, mentre si è rivelata come una gradita sorpresa la crescita esponenziale di un Alessandro Deiola (1995) rientrato maturo e arruolabile dopo il prestito al Tuttocuoio (strada che quest’estate hanno percorso i ’96 Mattia Muroni e Werther Carboni). Per contro, desta curiosità il futuro di Nicolò Barella: poco impegnato da Rastelli nelle prime uscite stagionali, resta da capire se fosse meglio, per la sua crescita, un anno in prestito piuttosto che la permanenza ad Asseminello partendo dal fondo delle gerarchie. Daniele Dessena raccoglierà l’eredità – decisamente pesante – lasciatagli da Daniele Conti: sarà il capitano e l’elemento trainante (insieme a Storari) della squadra, l’esempio da fornire in allenamento e la voce da alzare nello spogliatoio, elemento di continuità con quella “vecchia guardia” che ha salutato anche Andrea Cossu.

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ATTACCO – Chiudiamo con il reparto offensivo. Confermato Marco Sau, dal quale ci si attende sia una crescita a livello caratteriale – sulla falsariga del Muzzi edizione 1997/98 – che una ripresa in termini di prolificità, l’altro grande colpo del mercato rossoblù risponde al nome di Federico Melchiorri. Strappato anche lui alla concorrenza di alcune squadre di Serie A (Carpi), comporrà il tandem offensivo insieme al funambolo tonarese: scontato affermare che dal loro affiatamento e, soprattutto, dai loro gol passerà il ritorno in A del Cagliari. A completare il reparto, gli ingaggi di Niccolò Giannetti e Alberto Cerri regalano a Rastelli un reparto folto e con pochi eguali nella categoria e che saluta, senza troppe lacrime, Mpoku, Cop e Longo. Starà ora a Rastelli gestire l’abbondanza senza imbarazzi, puntando sulla maturità dei due titolari e sulla capacità di valorizzare (e sfruttare) la voglia di emergere dei giovani ex Juventus. A suggerire un duo inedito: Joao Pedro e Diego Farias, e forse qui qualcosa in più si poteva fare. Ma la società ha deciso di confermare il duo brasiliano e a loro chiede inventiva e rifinitura.

Tracciando un bilancio, perciò, possiamo affermare che Giulini e Capozucca abbiano messo a disposizione dell’ex tecnico dell’Avellino un organico solido, capace di fronteggiare le assenze di turno (infortuni, squalifiche e convocazioni in Nazionale) e gestire cali di forma. Rastelli ha voluto un doppione per ogni ruolo, un buon mix tra giovani e “vecchi”, e diversi giocatori possono ricoprire altri ruoli rispetto a quello di prima istanza. Al netto di qualche errore gestionale, dunque, l’impressione è che gli errori della passata stagione (l’assenza di un portiere affidabile e di un attaccante degno di nota) siano stati capiti e non ripetuti, e ben poco si può imputare prima del via della stagione. Al netto degli insoddisfatti cronici, degli ipercritici e degli scaramantici, era difficile chiedere di più al Cagliari in sede di calciomercato. Sarà, come detto (e come sempre) il campo a parlare. Sarà compito di Rastelli, a partire da lunedì 7 settembre, trasformare questi buoni ingredienti in un piatto da gran ristorante. Un ristorante da serie A.

Stefano Sulis

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Vigorito-Cocco-Aresti: il triangolo dell’amicizia e del calciomercato contro il “loro” Cagliari

Vigorito-Cocco-Aresti: il triangolo dell’amicizia e del calciomercato contro il “loro” Cagliari

Mauro Vigorito, Andrea Cocco e Simone Aresti: compagni, avversari ma soprattutto amici

In mezzo un attaccante, capocannoniere della SerieB 2014-2015, ai lati due portieri: il vecchio e il nuovo compagno di squadra. Cose in comune: tutti e tre sardi. Simone Aresti, Mauro Vigorito e Andrea Cocco hanno vissuto questa giornata di calciomercato in modo particolare. Il bomber di Cagliari, infatti, passa dal Vicenza di Vigorito al Pescara di Aresti, facendo un salto da un portiere all’altro, ma rimanendo sempre tra sardi e, soprattutto, tra amici. Curiosa la storia di Cocco, attaccante quasi dimenticato un anno fa, reduce dall’esperienza in Portogallo e a digiuno di gol da troppo tempo (andò male anche a Reggio Calabria). Poi l’arrivo a Vicenza, in sordina e in una squadra fatta in fretta e furia dopo il ripescaggio in Serie B, ed ecco l’esplosione e il rilancio, erede sardo di un capocannoniere sardo come Matteo Mancosu. Ora la sfida di Pescara, in un club tra i più attrezzati per il salto di categoria, da giocarsi contro il “suo” Cagliari che non l’ha mai richiamato a casa (come Aresti e Vigorito) e per la prima volta in carriera dall’inizio, perché col Vicenza tutto capitò all’improvviso e inaspettatamente.

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E in una giornata così, gli amici Vigorito e Aresti non potevano non dire la loro. “Quante battaglie assieme a Pistoia Alghero e cagliari ..benvenuto a Pescara bomber Andrea Cocco”, ha scritto Aresti sul proprio profilo Facebook, seguito a ruota da Vigorito: “Che dire..il calcio è così..ti posso solo fare un grande in bocca al lupo e dirti solo GRAZIE!!!Per noi sei stato un valore aggiunto in campo,per me un amico vero fuori dal prato verde, dove conta di più!!forza bomber ci mancherai!!!”

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IL BORSINO DEI SARDI – Super Burrai e Mancosu, che si fa male. Piras al Castiadas

IL BORSINO DEI SARDI – Super Burrai e Mancosu, che si fa male. Piras al Castiadas

Salvatore Burrai (foto: Il Cittadino Online)

Weekend in cui si è chiusa la prima fase della Coppa Italia di Lega Pro, competizione di categoria cominciata nel bel mezzo del caos (non ancora finito) dei processi per il calcioscommesse che hanno interessato diverse partecipanti. In campo anche diversi giocatori sardi militanti fuori dall’Isola, che con alterne fortune hanno cominciato questa stagione.

Molto bene Salvatore Burrai, pilastro della Robur Siena dove è approdato in estate per impreziosire il centrocampo della neopromossa guidata da Gianluca Atzori. E’ del classe 1987 di Orosei il gol su rigore che apre il match vinto 3-2 contro la Lupa Roma, e che vale il passaggio del turno per i bianconeri. Titolare anche Marco Piredda, che a Siena cerca minuti e continuità dopo le sfortunate avventure di Como e Terni, per convincere il Cagliari che possa fare parte in futuro della rosa rossoblù.

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Ottima prova di Marcello Mancosu (il fratello Matteo non brilla alla seconda in Serie A, Salvatore Sirigu rimane in panchina col PSG) in Lumezzane-Pro Piacenza. Finisce 1-1, il cagliaritano è autore di un assist poi a inizio ripresa subisce una sublussazione alla spalla che lo terrà fuori dai campi per un paio di settimane. Si conferma però un punto di forza dei bresciani rossoblù, giocando in mezzo al campo e facendo vedere quindi grande duttilità. Un quarto d’ora in campo per Marco Russu, sempre nel Lumezzane, e poco spazio per emergere. Il terzino sinistro classe 1995 in prestito dal Cagliari ha bisogno di giocare dopo la tanta panchina fatta a Como l’anno scorso.

Nel Savona che perde 4-0 a Pistoia ma che aveva appena gioito per il mantenimento della categoria grazie alla Corte d’Appello federale gioca solo Francesco Virdis (che si mangia un gol al 37′). Panchina per Ignazio Carta e Marco Cabeccia, altri componenti della sempre più ridotta colonia sarda in Liguria.

Uno sguardo anche al calciomercato dei sardi: Emmanuele Piras, classe 1996 con più di 100 presenze in Serie D col Selargius, reduce da una stagione divisa tra Torres (allenamenti in prima squadra e militanza in Berretti) e Fondi (Serie D, senza brillare), si accasa al Castiadas di Andrea Piccarreta, tornando in Sardegna e in Serie D. Leonardo Guerra, classe 1996 ed ex Primavera del Bologna (dove giocava con Antonio Auriemma, ora alla Primavera del Cagliari) va alla Correggese (Serie D), dove sarà compagno di Luca Caboni, attaccante classe 1987 di Quartu Sant’Elena. Il Budoni prende dal Trapani Simone Guaiana (attaccante del 1996), il Lanusei porta con sé Marco Piras (prestito dalla Primavera del Cagliari).

Fabio Frongia

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Mobile App: Strumenti e metodi di Testing in Cloud

Il Webinar si propone l'obiettivo di illustrare le tecniche più moderne per la verifica della qualità delle applicazioni mobile

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OFELIADORME: nuove date e tour in Cina

ofeliadorme

Nuove date per gli Ofeliadorme, in Italia ma anche all’estero tra Europa ed Asia.
Il trio bolognese sarà infatti prima in Cina dal 22 settembre al 12 ottobre per una serie di concerti e una residenza artistica, poi in Germania e Svizzera a novembre.
Di seguito i dettagli, seguiteci per tutti gli aggiornamenti.

02.09 | Dalla Cira | Pesaro (Italy)
11.09 | Blah Blah | Torino (Italy)
18.09 | La Ghirba | Reggio-Emilia (Italy)
25.09 | DM+B Club | Dali (China)
26.09 | Mikay Livehouse | Kunming (China)
01.10 | Nuart Festival | Chengdu (China)
02.10 | Nuts | Chongqing (China)
24.10 | Tba | Bologna (Italy)
26.11 | Salon Kaulenberg | Halle (Germany)
27.11 | Madame Claude | Berlin (Germany)
28.11 | Schloss Pinnewitz | Pinnewitz (Germany)
29.11 | Playground Lounge | Bern (Switzerland)
30.11 | Gattò | Milano (Italy)

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KODALINE: due date in Italia a febbraio 2016

kodaline

Il loro album di debutto In A Perfect World, con oltre 350.000 copie vendute, è arrivato nella Top 3 in Gran Bretagna, rimasto alla numero 1 per 9 settimane in Irlanda, loro terra d’origine, ed ha conquistato Europa e Stati Uniti.
Lo scorso febbraio i Kodaline hanno fatto ritorno sulla scena musicale con un secondo lavoro, Coming Up For Air: l’album ha conquistato in breve tempo la vetta della classifica dei dischi più venduti in Irlanda ed è entrato nella Top 5 in UK.
Anticipato dai singoli Honest e Ready, con Coming Up For Air i Kodaline hanno fatto un passo avanti a livello musicale mantenendo però inalterata la qualità della loro musica dal vivo e la capacità di entrare subito in sintonia con il pubblico durante i loro concerti.
Il quartetto irlandese torna in Italia il prossimo febbraio per 2 date, eccole nel dettaglio:

LUNEDÍ 22 FEBBRAIO
MILANO – ALCATRAZ

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Via Valtellina, 25, 20159 Milano
Biglietto: 20 euro + d.p.
Prevendite disponibili da Martedì 1 Settembre su www.ticketone.it e www.bookingshow.it

MARTEDÍ 23 FEBBRAIO
BOLOGNA – ESTRAGON

www.estragon.it
Via Stalingrado, 83, 40128 Bologna
Biglietto: 20 euro + d.p.
Prevendite disponibili da Martedì 1 Settembre su www.ticketone.it e www.bookingshow.it

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Ghost Bath – Moonlover

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2015 – Northern Silence – black metal

Il senza nome, il senza entità. Un fitto mistero che giunge a noi fin dal Sol Levante. Solo di recente, e con il successo riscontrato da Funeral, si è iniziato a scoprire qualcosa di più su questo progetto che si cela dietro il nome Ghost Bath. Ora si sa che i quattro componenti giungono dal North Dakota (e non dalla Cina come si pensava originariamente) e sono tutti molto giovani. Un po’ per privarcy e un po’ per gioco, hanno preferito far parlare di sé tramite le lunghe lingue del gossip internettiano. Distorcendo la realtà. Hanno scelto di rimanere un passo indietro e ora tocca a noi parlare di Moonlover.

Questo album ha finalmente una copertina molto interessante rispetto alle produzioni precedenti, ovvero si è scelto di ospitare sul front l’opera della maschera lunare di Luis González Palma. Già con questa decisione e i toni iper-contrastati è stata fatta una giusta scelta, se poi si aggiunge la possibilità di trovare casualmente materiale autografato con il “sangue” nei pre-order, raggiungiamo nuovi livelli di follia. Non è la deviata etichetta noise Circle Of Shit, ma in mezzo c’è lo zampino della crucchissima Northern Silence che non manca mai di produrre materiale di qualità. Moonlover è disponibile da aprile in compact disc mentre per l’edizione in vinile bisognerà aspetare l’autunno. Se siete sul sito dell’etichetta date un ascolto alle nuove uscite come Ethereal Shroud o Horn.
Il missaggio e il mastering di Moonlover sono opera di Josh Schroeder che ha lavorato con gente del calibro di The Burial, Beneath the Sky e Altars. Entrando nel merito del disco si ha difronte un post-black dove un forte e rabbioso nucleo di metallo nero si mischia a certe frangenti post-hardcore, al post-rock e a qualche rimando del metal più ruvido e depressive. Non è solo la bellezza della scelta musicale a rendere grazia a questi ragazzi, ma è il carico emotivo che hanno voluto metterci sopra. È qualcosa di immenso e faticoso da assimilare.
Troppo, troppo per un solo cuore e una sola anima. Senza se e senza ma. Bisogna far i conti con un disco che non può essere assimilato in poco tempo e che non si può semplicemente analizzare in modo freddo e chirurgico. Questo disco diventa unico solo nel momento in cui riuscirete a leggere le parole, ascoltare le note e unirle in modo unico alle vostre esperienze di vita. Non ne uscirete molto bene di salute, ma sicuramente è un’esperienza più unica che rara. Tuttavia il disco inizia male.

The Sleeping Fields è un’intro inutile e che forse penalizza fin troppo il disco facendo apparire fin da subito presagi di pressapochismo. Lasciatela stare e passate alla successiva Golden Number. Noi non vi diciamo nulla su questa canzone, è solo una bomba granitica che riassume tutte le parole finora espresse. Fermatevi un attimo, andate in fondo alla recensione e ascoltatela. Nove minuti di vita ben spesi. Probabilmente pure il portafoglio del vostro psichiatra vi ringrazierà. Happyhouse è più lenta, pesante, vibrante. È urlata talmente in malo modo da straziarvi. Corde di violino suonate sui polsi, piccoli lamenti all’orizzonte. Un mood emotivo ben orchestrato. In pieno viaggio mentale, i Gosth Bath vi prendono di prepotenza e senza spiegazioni fanno partire un devastante black metal che fino alla fine della canzone vi macella, come il macellaio seziona una mucca. Mica male questi americani che prima vi colpiscono al cuore e poi alla carne. Molto interessante anche il mini concept realizzato con The Silver Flower, pezzo diviso in due sottotracce dove le due anime del progetto non risultano in questo caso miscelate ma bensì separate. Se nella prima parte si ha un post-rock molto aperto, melodico e trascendentale, la seconda è una perdita di udito senza senso. Secondo dopo secondo. Fino alla fine. Tuttavia anche questa operazione è progressiva: si inizia con i soliti suoni potenti e lenti per far friggere i cervelli con le sfuriate degne di molti album black metal. Infine un po’ di post-hardcore\post-aminchia per non lasciarvi troppo fermi.
Come diceva il buon Baruch Spinoza “per quanto sottile sia la fetta, essa avrà sempre due facce”. Ed ecco le due facce della stessa medaglia chiamata Moonlover. Infine Death and the Maiden, che già con il suo inizio avrebbe molto da insegnare a diversi gruppi screamo e che se ascoltata nella sua interezza, fa capire come questi signor nessuno abbiano scritto di nuovo l’ennessimo album da manuale. Nuovo anno, stessa classe musicale e stesso peso emotivo.

Moonlover, ultimo album dei Ghost Bath ha subito le angherie di un hype più o meno costruito a tavolino. Come tutti i dischi che subiscono questa pressione, esso viene catalogato come una grandissima merda o l’album del secolo. Noi pensiamo sia un disco black metal che abbia un’anima propensa a nuovi giochi, progressiva e sperimentale e in contrapposizione a ciò una corrente spirituale più rumorosa, violenta e senza vie di mezzo, come vista in molte uscite depressive o suicide del metallo nero. Inoltre non è un album da prendere alla leggera e richiede diversi ascolti. Sicuramente è uno dei dischi da più tenere d’occhio di quest’anno.

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